against the walls

Milano, 1 Marzo 2017

"Que viva la Revolucion"

“Que viva la Revolucion”

 “Se alzi un muro, pensa a cosa lasci fuori”, scriveva quel gran genio di Italo Calvino, raccontando le riflessioni arboricole di Cosimo, giovane barone rampante.

Circa un secolo prima, Ralph Waldo Emerson, scrittore e filosofo americano sostenitore dell’etica individuale e “disegnatore” della Superanima (che io – non posso proprio farne a meno – mi immagino svolazzante fra le nuvole in tutina rossa e mantello blu), diceva: “Ogni muro è una porta”.

Pensieri e visioni interessanti che stuzzicano gli sguardi affamati, partoriti in una decisiva partita a ping-pong da un lato all’altro del muro, cresciuti fra fondamenta possenti e vivaci e fin dentro crepe ribelli che soffiano respiri caldi fra i mattoni della barricata.

Il fatto, grave e allarmante, è che a questo mondo ci sono molti più muri che racchiudono, costringono, sbiadiscono le anime sature che ponti costruiti con la leggerezza necessaria a condurle verso l’altro, l’altrove, il colore vivo.

Muri adornati di paure o fili spinati a seconda dei casi, dei momenti e delle latitudini. Muri fisici, reali, costruiti di pietra o cemento, materiali spessi e spietati capaci di delimitare territori, proprietà e idee, o issati metaforicamente sotto forma di campane del vetro più infrangibile per difendersi dagli altri o, ancora più spesso, da sé stessi. Muri nati come ripari, ma presto divenuti prigioni.

Muri di mattoni, muri di convinzioni, muri di pregiudizi, muri di ignoranza, muri di paura di quella diversità che è sempre una sottovalutata forma di ricchezza.

Barriere, ostacoli, insensati confini, fuori e dentro di noi, che a volte sembra un’utopia riuscire a scavalcare, superare, infrangere, sbriciolare affidandone la polvere alla scia dei primi profumi di primavera, aprendo delle porte, flessibili e colorate, che non lascino fuori più nulla.

Ma “la vita è così forte che attraversa i muri per farsi vedere”, cantava Vecchioni, e allora magari bisognerebbe metterci un po’ di impegno in più per aprirle, quelle porte, e farci avvolgere senza troppi timori da quel soffio di vita.

Ci sono porte che sbattono col vento disvelando ai nostri occhi il panorama delle occasioni, altre che restano socchiuse per consentirci di spiare dentro, con maggiore cautela. Porte di vetro attraverso le quali possiamo scorgere gli istanti che passano dall’altra parte e porte blindate che custodiscono segreti inviolabili che vorremmo tanto liberare. E poi ci sono porte che dobbiamo necessariamente aprire, porte che rappresentano passaggi inevitabili da attraversare, da vivere, a volte anche da festeggiare alla fine delle nostre battaglie, perché dietro ogni orizzonte che vediamo ce n’è sempre un altro da scoprire.

E così… riflettendo sul senso e sul non senso dei muri e delle porte mi sono messa a lavorare a un nuovo quadro. I primi tratti del disegno stanno facendo emergere dalla tela i contorni di grandi mattoni che compongono uno strano muro. Ma i miei colori, dopo aver fatto crescere quel muro, lo aiuteranno a dissolversi nel tepore di queste serate di tramonti morbidi, lo arricchiranno di storie, emozioni e immagini che ne racconteranno l’inconsistenza, l’insensatezza, e la voglia di trasformarsi, a poco a poco, in una porta spalancata verso un arcobaleno di possibilità.

(Coming soon, stay tuned  😉)

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