Confessioni di un’anima insonne

Milano, 3 Settembre 2017

Quando non dormi l’alba ti regala il suo calore (Isla de San Andrés, Colombia)


Il sonno è l’essere più innocente che ci sia e l’uomo insonne il più colpevole”, scriveva Franz Kafka, e immagino che questa affermazione, nei suoi pensieri, valesse anche per le donne insonni. Se è così, lo confesso, sono colpevole. Perché io non dormo mai.

O meglio, qualche ora di sonno qua e là riesco a rubarla, ma si tratta di momenti di innocente incoscienza piuttosto rari, e intensamente brevi.

Il problema è che il sonno, purtroppo, non è uno di quei posti di villeggiatura dove sei stato bene parecchie volte e quindi ci vorresti tornare e sai anche come farlo. E’ lui che decide quando accoglierti, e se non ne ha voglia c’è poco da fare.

Ho smesso di dormire qualche anno fa. Attraversavo un momento delicato e dentro la mia testa (e anche, più ancora, nel mio cuore) c’era un sacco di roba da riordinare, riflessioni da ripulire, ragionamenti e nuovi errori da fabbricare, emozioni da guarire cullandole nell’oscurità.
In quei momenti, credo di aver rifiutato di abbandonarmi alla quiete letargica delle notti e alla sensata follia dei sogni per paura di perdere il controllo sui miei pensieri già fin troppo disordinati.

E così, ho iniziato a vivere con un’ostinazione quasi perversa le sfumature dell’insonnia, che secondo me, a guardarci bene, più che mancanza di sonno è un eccesso di tante altre cose.
Protetta dal buio avvolgente della mia camera, mi accorgo che le sensazioni si fanno più intense, i discorsi tra me e le mie altre me più lucidi, mentre la mia pelle schiacciata fra le pareti soffici del cuscino si lascia accarezzare dal respiro della notte e il cuore tamburella al ritmo di una musica gentile, che affiora dal frastuono del silenzio.

Col passare del tempo, poi, mi ci sono abituata alla mancanza di sonno, e adesso ormai non la patisco più come all’inizio, forse anche perché nel frattempo ho alleggerito un po’ le zavorre dell’anima.
E così, a poco a poco mi è arrivata addosso una carica di energia inaspettata, che oggi ho più tempo di prima per spendere nei modi che mi assomigliano di più.

Questa faccenda ha un lato B, ovviamente. Comincio a sospettare che le persone che mi vivono accanto a volte desiderino fortemente anestetizzare questa frenesia che mi scorre nelle vene e che non mi fa avvertire la stanchezza mai, nemmeno dopo giornate ricche più di altre di tinte accese ed emozioni caraibiche. Ma, in fin dei conti, accade sempre che, mentre loro lasciano riposare membra e pensieri, io mi scelgo un angolino accogliente e continuo da sola il mio viaggio vigile fra i colori dell’immaginazione.

Comunque, mi auguro, prima o poi, di riconoscere di nuovo la sensazione del sonno e di sentire ancora una volta il bisogno di abbandonarmi a quella docile innocenza che ho perduto lungo la via.

Nel frattempo, mi piace credere alla leggenda che racconta che se non dormi, la notte, è solo perché sei sveglio nel sogno di qualcun altro…
Bonne nuit! 🙂

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