Caro 2015, addio.

Nord-Est – Italia, 28 Dicembre 2015

caro2015Caro 2015,

per fortuna che stai per finire. No, perché… non sei stato mica un granché, sai?

Eppure ricordo di averti scritto una letterina di benvenuto, un anno fa, tutta piena di domande sensate e buoni propositi di dare inizio alle danze lungo strade lastricate di leggerezza e di sorrisi.

Ingrato. Non hai apprezzato i miei pensieri e le mie parole, e sei stato cattivo. Si vede che la leggerezza proprio non era nelle tue corde.

Tra l’altro, non sei l’unico a essere stato cattivo con me, a dire il vero… E pensa, la cattiveria proprio era un sentimento che non conoscevo, mi è dispiaciuto parecchio andarci a sbattere il naso. Ma soprattutto il cuore.

Però poi vi ho perdonati, sai? Avevo davvero cose più importanti in cui investire tutte le mie energie e mentre mi ci concentravo ho anche capito che il rancore non serve a nulla, soprattutto non fa bene a me.
Oltre tutto, allo specchio ogni mattina vi dovete riconoscere voi, anche se temo che il vostro difetto di vista vi trasmetta un’immagine distorta. Meglio così, dai. Almeno vi risparmierete una brutta sorpresa.

Comunque, caro 2015, alla fine, nonostante tutto, sono sopravissuta. Mi sono resa conto che con il tempo, con un po’ di impegno, fatica, pazienza e senza troppe interferenze, anche le cose brutte passano.
Passano le delusioni e il disincanto. Passano le tristezze, così come anche le gioie impallidiscono e i bei ricordi si svuotano un po’, alla luce di nuove consapevolezze.
Dicono anche che a un certo punto non ci si ricorda nemmeno più di cosa ci aveva fatto tanto male, e i dolori sfioriscono e perdono di profondità. Mi auguro che arrivi presto quel momento.
Questo è un bel pensiero, col quale voglio accompagnare la tua uscita di scena. Non volermene, ma sono molto contenta di salutarti.

Sono cambiate tante cose, sai, negli ultimi mesi.
Sono diventata invincibile, per alcuni aspetti, perché quando hai paura di perdere qualcosa è meglio se la perdi, e poi non avrai più paura di niente.
E anche perché ho capito che mi sento femmina anche col nuovo look versione lesbo-rock, e mi piaccio anche così (comunque continuano a piacermi i maschi, ndr).
Nonostante gli sguardi, nonostante i confronti. Nonostante la vita.

Ci sono percorsi che non si vorrebbero mai fare, ma quando ci capiti in mezzo non puoi fare altro che sgambettare veloce, e superare gli ostacoli con tenacia e, se ci riesci, con un sorriso.
Chi non ha camminato al tuo fianco, nelle tue scarpe, lungo quella strada non potrà mai davvero capire fino in fondo, e l’empatia in certi casi è davvero un’utopia. Ma ne ho preso coscienza, ormai, e mi sento meglio.
Oggi ho smesso di ascoltare le dichiarazioni pompose di chi ho capito che non potrà mai imparare a vivere al di fuori del suo piccolo mondo e ad amare.
Allo stesso tempo accolgo con tutto il calore che ho i tentativi di chi, anche quando non è del tutto capace di entrare nei miei passi, fa il possibile per regalarmi abbracci e fantasia.

Mi piace chi mi raccoglie in un abbraccio. Mi piacciono i baci e i colori.

Quelle come me non cercano spiegazioni, non amano le presunzioni, ma inseguono sopravvivenze, verità e calore.

Comunque, ho deciso di non chiedere nulla al 2016, cercherò di disegnarlo come piace a me, un pezzo alla volta. E speriamo bene…

(Caro 2015, nel finale di questo post ti avevo scritto una cosa poco “fair” a commento della credenza per cui nel mezzo delle difficoltà e dei periodi brutti nascerebbero un sacco di opportunità, ma mia mamma mi ha detto che secondo lei scrivo troppe parolacce, allora l’ho tolta. Nel pensiero quell’augurio resta, però. Sappilo.)

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