Chiaroscuri, voglie e mappe

Milano, 17 Aprile 2015

Luci e ombre. ma soprattutto luci

Luci e ombre. Ma soprattutto luci


Ho una grande voglia di dipingere. E’ da qualche settimana che non lo faccio e il dialogo con i miei colori mi manca come l’aria che si respira assaporando il mare da un molo solitario, nei pomeriggi di fine estate.

La pittura è un modo, sicuramente il più efficace per me, per incontrarsi e raccontarsi, e negli ultimi tempi credo di avere abusato un po’ troppo delle parole.

In una conversazione con lo scrittore americano Selden Rodman, Jackson Pollock, quel folle genio dell’Action Painting che parla con la mia anima e con i miei occhi da sempre, disse: “Qualcosa dentro di me sa dove sto andando, e – beh, la pittura è uno stato dell’essere. Dipingere è scoperta di se stessi. Ogni bravo artista dipinge ciò che egli è”.

Vivo una fase di profondo cambiamento, di ostinata evoluzione, che mi porta ogni giorno a chiedere a me stessa maggiore chiarezza su quali siano i miei bisogni e le mie aspirazioni effettive, e di conseguenza a ridisegnare i miei obiettivi con tratti quanto più possibile lineari, spesso morbidi ma decisi. Nonostante tutto.

Ho capito che fa bene alla mia anima, ed è indubbiamente per me una fonte salvifica, mettere un po’ in ordine le cose, tanto i sorrisi quanto le sensazioni, i silenzi così come i desideri.
A volte mi aiuta ancora di più scriverle nero su bianco, o schizzarne i contorni, su un taccuino.
In alcuni momenti, in particolare, diventa estremamente utile, forse imprescindibile, vivere le emozioni che si incontrano lungo il flusso della vita con la cautela necessaria a difendersi dai rischi di una strada in cui, inevitabilmente, c’è da lottare un po’. Serve sapere dove si sta andando, tutto qui. Facile. A parole, almeno…

Immergermi nella magia della creazione artistica, per quanto sia un’esperienza intensa, intellettuale, che spesso viene identificata come un tuffo in una sorta di vivace follia, immaginifica e apparentemente disordinata, mi aiuta sempre a identificare con maggiore chiarezza le mie luci, le mie ombre, e le mie mappe.

La pittura, come forse ogni forma d’arte, che si srotola fluida fra i giorni, è uno sviluppo naturale derivante da un bisogno. E un quadro è il luogo ideale, fisico ma anche mentale, in cui io riesco a esprimere i miei sentimenti, a renderli vivi, non semplicemente a illustrarli. Ognuno dei miei colori è una dichiarazione, ognuno una promessa.

E così le tele vergini prendono vita, a poco a poco, dando origine a racconti unici, malinconici o speranzosi, delicati o audaci, che parlano di voglia e di bellezza o, altre volte, non riescono a nascondere la paura.
Confesso che, pur sentendo il richiamo crudele di confini spigolosi e intensi chiaroscuri nei momenti di maggiore difficoltà, quasi sempre il mio inguaribile buonumore mi spinge verso una luce che vede la mia anima soccombere, vaporosa, di fronte ai colori brillanti e ottimisti di una primavera che pure stenta un po’ a decollare.
Ho già in mente due o tre soggetti su cui mi cimenterò a breve, la mia testa e i miei sensi accesi ci stanno lavorando su già da un po’, posizionando con metodo caldi raggi di luce e suggestioni oniriche e sentimentali sul grande schermo dell’immaginazione. Saranno belle opere, ci parlo già da parecchio e lo sento. Lo so.

Ho scelto, ma forse semplicemente mi viene naturale così, di non assecondare i momenti di disagio e irrequietezza in cui a volte fatalmente inciampo, ma di cercare di combatterli, di avere la meglio su ognuna di quelle insicurezze, anche a colpi di pennello.

A essere sincera a volte forse penso troppo, e questo mi porta a perdere per strada qualche briciola di quella leggerezza che mi carezzerebbe con più vigore l’anima, ma ho anche capito che la leggerezza è una conquista, così come la serenità, e la prima battaglia da vincere è quella in cui si acquista la consapevolezza dei pericoli da evitare e delle rinunce da accogliere, con una buona dose di impegno, responsabilità e rispetto per le battaglie altrui.
A un certo punto, svoltato finalmente l’angolo della imprescindibile complessità, la strada ricomincerà ad andare in discesa.
E, forse, i miei colori, racconteranno una gioia ancora più grande.

Un sognatore è uno che può solo trovare la sua strada al chiaro di luna, e la sua punizione è che scorge l’alba prima del resto del mondo” (Oscar Wilde).

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