Incontri

Milano, 23 ottobre 2014

Ascolta. Tecnica mista su tela, 120x80

Ascolta. Tecnica mista su tela, 120×80


Leggerezza, carezze impalpabili, pensieri densi di un calore tenue che disegnano un’atmosfera blues, avvolgente come una jam session in un venerdì di primavera. Il bianco – il non colore – che traccia i contorni immaginari di un’avventura. Questa tela è la prima di una serie in cui ho voluto sperimentare nuovi contrasti multimaterici, sacrificando i colori saturi.

Picasso diceva “Si hi ha res per robar, ho robo” e io, inseguendo curiosa le orme del Maestro, faccio lo stesso. Rubo, vivendo.
Suggestioni cromatiche lungo la via, ma anche esperienze sensoriali ed emotive fanno scaturire in me nuove idee pronte a trasformarsi in immagini, dopo un lungo periodo di incubazione.

Musa ispiratrice di questo quadro una situazione piuttosto spiacevole che ho vissuto un po’ di tempo fa, che mi ha però regalato un’occasione in più per immergermi nel profondo in una serie di riflessioni essenziali su quello a cui non sono pronta a rinunciare. E non lo sarò mai.

Ho assistito a un incontro tra due persone (che stimavo entrambe, per motivi diversi) sfociato repentinamente in uno sgradevole scontro in cui ascolto e rispetto hanno perso la partita della comunicazione, prevaricati da affermazione e arroganza. Avevo preso una posizione, in quel momento, schierando i miei pensieri empatici dalla parte dell’ospite aggredito, al quale, tra l’altro, mi legava anche un rapporto affettivo. E oggi lo rifarei. Ricordo di aver vissuto con immenso disagio quel duello inutile, in cui parole pungenti volavano come frecce imbevute di curaro e nessuno degli spettatori presenti osava contraddire i ripetuti attacchi del padrone di casa che, sfoggiando il ghigno del potere sotto forma di pregiate Magnum, pontificava davanti al suo gregge fedele.

Confronto, dialogo, contradditorio autentico, non compromesso da timore reverenziale o senso di inferiorità. Comunicazione diretta, senza troppi filtri. Ascolto, attenzione, rispetto. E ancora armonia e complicità. Sono questi, per me, gli ingredienti indispensabili per realizzare quell’opera d’arte che è ogni incontro meritevole di avere un seguito, per trasformarsi in una vera e propria relazione (di genere diverso, ovviamente, a seconda delle circostanze e dei fattori in gioco). Su questo non transigo, non l’ho mai fatto (se non, forse, inconsapevolmente, e di questo non posso farmene una colpa, ma solo dispiacermi).
Prima di intraprendere un viaggio bisogna sempre chiedersi con onestà qual è l’equipaggio che si vorrebbe avere a bordo, per condividere alcune tratte della rotta. Io sto cercando di farlo.

In questo periodo sto vivendo una parentesi piuttosto solitaria e silenziosa, necessaria alla mia anima per ridisegnare alcune linee che stavano perdendo nitidezza, ma come tutte le persone aperte e curiose non rifuggo gli incontri. Magari non li cerco con lo stesso entusiasmo che ho investito in molte altre occasioni, ma provo comunque a ricavarne spunti, stimoli, lezioni, a vivere emozioni che possono portarmi a scegliere di condividere un nuovo percorso oppure, in altri casi, a fermarmi prima di incamminarmi su quel sentiero.

Recentemente mi sono imbattuta, per caso, in una persona che non vedevo da tempo. Una persona che definirei conoscente, senza dubbio non amica, ma che, per qualche strana ragione, dopo grandi abbracci e complimenti un po’ troppo espansivi visto il tipo di relazione che ci legava (praticamente inesistente), si è arrogata il diritto di commentare una mia vicenda personale, molto intima, con parole a dir poco fuori luogo. Io sono piuttosto riservata sulla mia vita privata. Decido io se, quando e a chi confidare le mie cose, non amo affatto il gossip, tanto meno esserne l’oggetto, quindi curiosità morbosa e battute prive di ogni forma di sensibilità mi stanno decisamente strette. Rispetto 0 – Addio 1. Di certe persone è bene dimenticare l’esistenza. Per fortuna avevo in mano un bicchiere di vino rosso della Valtellina, che ha ammorbidito il mio sconcerto (perché, come recita Vasco, “ci vuole sempre qualcosa da bere”), e accanto le mie amiche, che hanno sdrammatizzato l’accaduto trasformandolo in una gag. A volte l’autoironia vince sull’inquietudine.

Negli stessi giorni, però, un altro incontro è riuscito ad accendere nel mio sguardo una luce più viva, facendomi ricordare l’importanza di temi come accoglienza e fiducia. Un incontro fatto di calore, sintonia, brindisi alle cose belle della vita, condivisione di idee e progetti, racconto e ascolto, confronto su temi importanti e al tempo stesso quella leggerezza che serve a lenire ferite ancora sanguinanti. Una forma di comunicazione vera, di quelle che ti fanno sorridere il cuore, anche se le parole uscivano dalle nostre labbra in una lingua che non era né la mia né la sua. Ho sempre avuto il culto delle parole, ho sempre pensato che fosse troppo importante usare quelle giuste per raccontarsi, spiegarsi e capirsi, ma a volte l’empatia sovrasta ogni forma di linguaggio. Per fortuna dietro un qualche angolo del mondo si ha l’opportunità di imbattersi anche in persone così.

Il fatto che la prima persona fosse un uomo e la seconda una donna è solo una coincidenza. O forse no.

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