Gocce. Veleni e antidoti.

Milano, 31 Luglio 2015

goccia_25Qualche giorno fa ho incrociato per caso il mio sguardo malinconico che osservava, immobile, delle gocce cadere.

Quel movimento lento, dolce, e apparentemente indolore, ha rapito le mie sensazioni, quasi azzerando le pulsazioni del mio cuore, e ha ipnotizzato i miei pensieri, facendoli salpare verso lidi sconosciuti.

Incantata dalla trasparenza sfuggente di quelle gocce che scorrevano lungo le pareti di una nuova vita, ho voluto provare a dare un ruolo a ciascuna di loro.

Le ho chiamate per nome, una ad una, mentre le guardavo mescolarsi, con innocente inconsapevolezza, alle lacrime, dignitose e asciutte, che scorrevano in silenzio dentro di me cercando di raccontare alle mie viscere la nostalgia per qualcosa che non è mai esistito.

In un istante mi sono ritrovata a immaginare quelle gocce tuffarsi in un mare immenso, colorato di un blu scuro come la notte, accogliente come l’abbraccio di chi non chiede nulla in cambio.
Ho visto chiaramente le singole gocce sciogliersi fra le pieghe di una vita incompiuta.
Gocce di gioia e di dolore, frammenti di sorriso e di disincanto, prove di leggerezza e sorsi di delusione.
Veleno e antidoto. Gocce di memoria. Gocce di speranza, gocce d’amore.

Rifuggendo la solidità dei confini, ho voluto regalare a quel mare una goccia per ognuno dei pensieri che affollavano la mia anima, inquieta come non lo era da tempo.

Una goccia per brindare al tempo passato con chi mi sa guardare e mi fa sorridere, con chi è capace di capire e amare l’intensità del chiaroscuro che rende vero quel sorriso, e anche per questo mi fa stare bene.

Una goccia plasmata con la stessa materia delle lacrime di felicità, da mescolare, in una ricetta perfetta, agli occhi sinceri di chi regala qualità alla mia vita, aggiunge valore e non toglie energia. Di chi è ancora in grado di provare rispetto, di far seguire il gesto alle parole. Di chi ha il coraggio di vivere la presenza.

Una goccia per diluire la colpa di averci creduto ancora, dimenticando quella storia incancellabile di stanze vuote. E una, fatta a forma di carezza, per perdonare chi non si è accorto di niente.

Una, liquida come la libertà, capace di farmi desiderare ogni giorno la sensazione fisica di essere contemplata al buio mentre dormo, protetta da quello sguardo delicato e audace.

Una goccia di colore per tratteggiare i contorni dell’amore che tutti ci meritiamo, ma non sempre cerchiamo. Quello con dentro tutto e la voglia di ballare, ridendo, sotto la luna. Zero bugie, mille poesie.

Dove scava la goccia / dove batte la goccia / la paura s’affaccia / la tortura è una danza / l’orizzonte è una stanza /che su me s’accartoccia / dove batte la goccia
(Loredana Bertè)

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