Io sono qui – Tempo, colori e confini

Milano, 18 Giugno 2015

tempo

E non m’annoio io continuo a ballare…


Ho rotto l’orologio. Anzi, per essere precisi, in realtà lui funziona benissimo, fa il suo lavoro senza che ci siano plausibili motivi di reclamo e registra l’inesorabile fluire del tempo, a tratti spiacevolmente lento, a tratti fin troppo veloce, facendo avanzare la lancetta delle ore e quella dei minuti.

E’ la lancetta dei secondi che non va più, ha proprio deciso deliberatamente di staccarsi dal perno che la teneva legata alle altre due per gironzolare, libera e beffarda, all’interno del quadrante del mio orologio.

E’ successo pochi giorni fa, e da quel momento ogni volta che guardo l’ora la lancetta fuggitiva ammicca da un punto diverso di quello spazio total white che offre ospitalità al suo strano gioco.

Questo contrat-tempo ha originato, fra le pieghe vivaci della mia anima curiosa, almeno tre diversi ordini di riflessioni, e sono solo tre perché a un certo punto ho pensato di fermare le rotelle che vorticavano nella mia mente e sono uscita a bere uno spritz.

Innanzitutto, mi sono chiesta se l’accaduto non rappresentasse per me, a tutti gli effetti, un monito a concentrarmi con maggiore impegno e attenzione sui sogni e sui progetti a lungo termine, che sono quelli sostanzialmente più rilevanti per lastricare di positività e concretezza la strada verso la felicità, e magari a vivere con maggiore leggerezza le piccole sfumature della vita, quegli scampoli di temporanea eternità a colori che possono rendere quel cammino più morbido.

Oppure, e questa è solo un’altra possibile interpretazione, forse il caso mi sta comunicando che mi è utile comportarmi come mi capita spesso ultimamente, ovvero focalizzarmi sui giri liberi della lancetta, e quindi metaforicamente sull’apparente frivolezza di alcune cose, e non scoperchiare del tutto l’anfora delle paure, lasciando che tutto quello che c’è là sotto faccia il suo tempo (e il suo lavoro) senza travolgermi. Chissà…

In secondo luogo, il fatto ha attirato la mia attenzione, per l’ennesima volta, sull’eterna diatriba tra forma e sostanza, tra affermare e agire, apparire ed esserci.
Ho capito che, anche se quella lancetta dispettosa se ne va in giro dove vuole, anche se non se ne sta salda in un punto certo (o dove ci si aspetta che stia), ma appare sempre altrove, questo suo vagabondare leggiadro non pregiudica affatto il raggiungimento dell’obiettivo, che è quello di ricordarmi che il tempo, anche mentre io faccio le mie belle riflessioni, passa. E in fin dei conti, per quanto mi riguarda, cioè per quanto attiene veramente alla mia vita, comunque vadano le cose, per dirla con le parole di quel genio schizofrenico di Woody Allen, ….basta che funzioni.

Un’altra riflessione che mi ha stimolato l’accaduto è quella sui confini, tematica quanto mai attuale in questi giorni, in cui giochi di potere internazionali si srotolano lungo la linea di discutibili valutazioni quali-quantitative volte alla spartizione dei migranti.
Osservandola con attenzione, in un momento di relax piuttosto zen, mi sono resa conto che quella lancetta ribelle, per quanto un primo passo verso la libertà l’abbia fatto, in fin dei conti è condannata a starsene relegata sempre all’interno del quadrante del mio orologio, che a guardarlo bene è una vera e propria gabbia. C’è poco da scodinzolare… perchè oltre i confini, al di là di quell’arcobaleno che tanto ci affascina con i suoi turbanti di colori, non è mica da tutti andarci. Non tutti ne hanno il diritto, non tutti ne hanno le capacità.

Godersi lo scorrere del tempo, fatto di un presente che fa tesoro dei ricordi di ieri e si nutre dei sogni di domani, esserci, sotto l’affascinante forma di una sostanziale presenza, e compiere con convinzione qualche tentativo, cosciente ma giocoso, di fare un tuffo nell’altrove, superando qualche confine. Eccoli qui gli ingredienti dell’emozione più autentica, quella che ci rende vivi. Qui e oggi, certamente. Ma non solo.

Mentre pensavo a tutte queste cose stravaganti ho capito di esserci, tanto, e con gioiosa gravità. Nonostante le paure, nonostante gli ostacoli, nonostante la vita. L’ho sentito, soprattutto, e ho sorriso.

Quando mi viene chiesto da quanto sono io qui, io rispondo ‘Un secondo’ o ‘Un giorno’ o ‘Un secolo’. Tutto dipende da che cosa io intendo per ‘qui’ e ‘io’ e ‘sono’.”
(Samuel Beckett)

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