(tra parentesi)

Nord-Est – Italia, 3 Aprile 2015

Apnea. Tecnica mista su tela, 100 x70

Apnea. Tecnica mista su tela, 100 x70


Il respiro rallenta.
L’intensità del colore sbiadisce, vira verso la rinuncia.

I contorni ruvidi di corpi minacciosi invadono la scena, disegnando una sconfitta vissuta come colpa.
Un fascio di pensieri fluidi tenta la fuga, ma poi si tuffa a occhi chiusi in un celeste bugiardo, trattenendo temporaneamente il fiato.
Nuovi aliti di vita aspettano fuori, quando sarà il tempo.

Ci sono momenti della vita, più o meno lunghi, più o meno acuti, che si srotolano all’interno di uno spazio racchiuso fra due parentesi. Una gabbia crudele che costringe, ma alla fine salva.
A volte anche alcune persone vivono esclusivamente all’interno di parentesi che noi decidiamo di aprire per farle entrare e poi richiudiamo dietro di loro perché non ha senso portarle con noi oltre quella barriera. Forse anche noi stessi siamo solo parentesi nella vita di qualcuno.

La sintassi della vita è complessa, e purtroppo non sempre i periodi scorrono lineari nella serenità delle belle stagioni. A volte la loro gioiosa disinvoltura si scontra con una parentesi, e non ci si può proprio girare intorno per evitarla.

Il bordo liscio e concavo di quella parentesi si apre per un istante proprio davanti a noi, mentre camminiamo in punta di piedi, in silenzio, guardinghi come anime latitanti che invocano leggerezza e candore. Quella superficie subdola e ammiccante ci risucchia in un luogo che volevamo sfuggire e all’improvviso ci ritroviamo lì dentro, contro la nostra volontà. E non riusciamo a trovare nemmeno una piccola crepa dove infilare le nostre dita agili per cercare di tornare indietro. Nessuno scampo.

E allora dobbiamo solo accettare questa tappa non prevista del nostro viaggio, e vivere la nostra vita tra parentesi lasciandoci trasportare dalle sabbie mobili delle nostre paure, non però prima di aver affilato le unghie. Dentro quelle parentesi dobbiamo lavorare con impegno, senza distrazioni, per fare tutto quello che c’è da fare velocemente, e raggiungere il nostro obiettivo prima possibile. Fino al giorno in cui, finalmente, il contorno levigato e convesso di una nuova parentesi si chiuderà alle nostre spalle, soffiandoci dietro anche una carezza che nel frattempo ci saremo meritati.

La nostra vita è fatta di tutte quelle emozioni e sogni e viaggi che hanno colorato l’anima prima che quella parentesi si aprisse, e di tutti i nuovi colori che ci avvolgeranno quando usciremo da lì. Ma è anche fatta di tutto quello che dobbiamo portare con noi, lottando con lacrime che ci appannano lo sguardo, nell’escursione della nostra anima e del nostro corpo all’interno della prigione delle parentesi.

Lì dentro, fra le parentesi, dobbiamo cercare di indossare un sorriso, impaurito ma pur sempre un sorriso, mentre ci aggrappiamo decisi, con entrambe le mani, a ogni appiglio lungo la strada e ci affidiamo alla speranza, che ci sembra di vedere svolazzare accanto a noi giorno e notte, come una farfalla con le ali piene di colori, pronti a cancellare con la loro luce il ghigno sbiadito della realtà.

Lì dentro dobbiamo rinchiudere tutte le nostre paure, gli incubi che alla fine si sono realizzati, la sofferenza che ci ha tolto il sonno e i mille punti di sutura che hanno disegnato nuove rotte nella nostra anima in bilico, cercando di rimarginarne le ferite. Dobbiamo metterci anche le attese troppo lunghe che hanno inchiodato i nostri pensieri, e i tanti esami che non sempre abbiamo superato, le brutte notizie che non volevamo sentire, ma anche i volti cauti e sani di chi ci ha guardati con una dolcezza che ci ha fatti sentire briciole, e le astinenze forzate dalla vita che avevamo scelto.
Ci dobbiamo portare anche i mesi difficili dove non c’era spazio per il mare, le nostre giornate chiusi in una stanza perché il sole fuori era troppo intenso per la nostra pelle fragile. E i nostri passi che vacillavano incerti, quando non sapevamo dove andare. Le delusioni che hanno inaridito la lucentezza dei nostri colori, e gli abbracci urticanti di chi rimpiange ancora i nostri sorrisi. La solitudine che ci ha stretto lo stomaco mentre fuori fioriva l’estate e la banalità di parole che non avremmo mai voluto ascoltare.

Arriverà un giorno in cui ci daranno finalmente il biglietto per evadere, incolpevoli, da quella grande discarica e, inforcando un’ampia risata, uscire di nuovo all’aria aperta per respirare a pieni polmoni la vita fuori.

Quel giorno saremo leggeri, e ci culleremo fra ricordi e calore e ricette di bellezza, ondeggiando in una nuova altalena sorretta da due palloncini rossi che ci diranno che tutto è finito. Chiusa la parentesi.

E forse ci gireremo, con molta cautela, a guardare quella parentesi che è ormai alle nostre spalle. La vedremo sempre più lontana, una virgola, poi un puntino che si dissolverà a poco a poco fino a sparire definitivamente dall’inquadratura. E i titoli di coda saranno scritti con caratteri morbidi, profondi ma lievi, pronti a ricordarci che i nostri occhi sono grandi, e luminosi, e ci sono tante passioni, e voglie, da vivere ancora.
Ci diranno che la parentesi è chiusa davvero, che abbiamo scontato tutta la nostra innocenza e anche questa volta ce l’abbiamo fatta. Fanculo.

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