C’è bisogno di energia

Milano, 16 Gennaio 2015

Scomposizione sensoriale 5 - Energia. Tecnica mista su tela, 100x70

Scomposizione sensoriale 5 – Energia. Tecnica mista su tela, 100×70


Il divenire brucia il peso della memoria. Entusiasmo e azione emergono da un rosso infuocato per disegnare un presente carico di desideri da realizzare, oltre ogni possibile ostacolo.

L’urlo dell’energia esplode in una risata, nutrito da un incontro che è trasformazione.

Ho dipinto questa tela qualche anno fa, in un momento in cui sprigionavo io stessa una certa dose di energia, che chissà poi dove cavolo è andata a finire…
Questo quadro (diventato poi anche la copertina di un disco rock), insieme a “Memoria“, “Mistero” e altre 4 opere fa parte della serie “Scomposizioni Sensoriali”, presentata alla Mostra “Pelagos, immagini marine per la memoria”. L’ho venduto il giorno stesso del vernissage e mi auguro che sia stato capace di regalare qualche scampolo di vigore al suo proprietario.

Il Caravaggio diceva: “Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita”. Per quanto io, lo confesso, abbia sempre provato di fronte ai suoi dipinti una forma di emozione molto più controllata che davanti a molte altre opere (soprattutto di arte contemporanea), non posso non riconoscere che la sua capacità di raccontare la condizione umana attraverso l’utilizzo drammatico della luce sia davvero ineguagliabile.

Certo, per raccontare la vita attraverso pennellate di luce c’è bisogno di una certa quantità di energia, indispensabile prima ancora per convertire in realtà le fantasie e i desideri che vivono dentro di noi.

L’energia è in perpetua trasformazione, lo affermano le leggi della fisica e io non sono sufficientemente preparata in materia per controbattere con argomentazioni eloquenti.
Eppure, ci sono giorni in cui tutta la vitalità che ci ha accompagnato fino a pochi istanti prima svanisce come per incanto, e ci ritroviamo inermi, ci riconosciamo prigionieri delle nostre fragilità, svuotati dal tentativo di proteggere una dignità che forse non abbiamo mai davvero avuto.

Questo prosciugamento, a volte, si palesa in modo quasi crudele, spesso troppo repentino, lasciandoci in preda allo sconcerto. E ho il sospetto che accada quando per anni ci siamo tenuti dentro un sacco di roba, e anche se non c’era più spazio abbiamo continuato a riempire le nostre viscere con qualcosa che ha rubato tutta l’energia che c’era in noi.

Tante emozioni, di quelle a tinte forti, che a un certo punto si scoloriscono e alla fine si sbriciolano, perché mica sono infragibili. E parole, piene di significati che a volte fraintendiamo, e allora ci troviamo costretti a conservare ogni possibile interpretazione. Ma anche silenzi, che occupano ancora più spazio, perché sono densi di respiri e dialoghi muti, molto più invasivi delle parole. E ricordi, che si fa sempre tanta fatica a mettere da parte, perché contengono tanti bei colori, e sensazioni morbide, gesti e sorrisi, e persone che li spartiscono con noi, come in una cartella condivisa di dropbox. Ma nel nostro cuore l’upgrade per guadagnare più spazio non lo possiamo fare, nemmeno a pagamento, e allora va a finire che l’energia finisce.

Consapevoli di questa débâcle, capiamo che abbiamo bisogno di ricaricarci almeno un po’, per consentire alla nostra volontà, che in perenne lotta con il cuore è uno dei motori delle nostre azioni, di guidarci lungo il sentiero che stiamo percorrendo, cercando di riconoscere ciò che davvero ci corrisponde, i nostri sogni e la nostra storia.

Ma come si fa a recuperare quell’energia che ci serve per nutrire il nostro sorriso ancora troppo incerto?

Probabilmente dovremmo andare in giro con in testa un pannellino fotovoltaico nelle giornate di sole, o una microturbina eolica quando soffia il vento, che tra l’altro fa tanto green e ci farebbe sentire addirittura meglio, più ecosostenibili e in linea con i protocolli più attuali per la salvaguardia del pianeta (i più intraprendenti di noi potrebbero addirittura conservare l’energia in eccesso in appositi mini-storage, per poi rivenderla al migliore offerente).

No, troppo macchinoso… A volte forse basta anche un pomeriggio lento, di riposo, spalmati sul divano con un buon libro fra le mani, e magari un micio accoccolato ai nostri piedi o un cagnolino che ci scodinzola intorno dandoci gratis un po’ di quell’amore che ci manca. O un po’ di immersione nella musica, sempre capace di donarci atmosfere e sensazioni che ci avvolgono come un abbraccio.
Oppure, magari, possiamo provarci assaporando i nostri stessi passi lungo un viaggio in un posto che non avevamo mai visitato, quando i nostri occhi si riempiono di sole e i nostri pensieri si colorano di meraviglia.

O, ancora, e forse questa soluzione funziona di più, potremmo abbandonare ogni difesa e lasciarci travolgere dalla calda magia di un incontro, perché negli incontri, a volte, si compie una vera e propria trasfusione di quell’entusiasmo che ci serve, sbornia morale per la nostra anima che è stanca di sentirsi sola.

Il regista François Truffaut, uno dei padri della Nouvelle Vague, disse: “Questo è quel che mi interessa: ho allungato i momenti che negli altri film mi sono sembrati troppo brevi, i momenti in cui le persone si incontrano”.

E allora cerchiamolo quell’incontro, liberiamo il nostro cuore dalle sue catene e apriamo tutte le finestre. Facciamo entrare la luce della luna, come nelle notti d’estate, mentre i nostri sogni stanno ancora dormendo.
E giochiamo un po’, mettiamoci a cercare insieme i nostri pensieri, ridiamo dei nostri sentimenti, urliamo le nostre poesie.

Parliamo di abbracci e poi abbracciamoci, mentre aspettiamo che il sole sorga.
Quando tutto è ancora soltanto un inizio...

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